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di
Piero Fiorili
In un frangente nel quale si sta espandendo a macchia d’olio la
snobistica idea di abolire la pratica del doppiaggio (ma non è qui
il caso di discutere l’inconsistenza di tale idea, fondata su
ragioni francamente un po’ ridicole, che ho avuto modo già in
passato di contestare con alcuni saggi sull’argomento), in questo
frangente, dicevo, è consolante apprendere che è in atto una
“ribellione” contro certi ignobili ridoppiaggi eseguiti
appositamente per edizioni in DVD.
Non perché il doppiaggio in sé “rovina il film”, come sostengono i
talebani della lingua originale, ma piuttosto perché il pubblico più
attento ed avvertito è in grado di distinguere tra un doppiaggio
d’epoca, a suo modo una forma d’arte, e il doppiaggio sciatto e
dozzinale in stile telenovela che viene malauguratamente propinato
all’ignaro acquirente di un film “classico” pubblicato in DVD.
Proprio questo atteggiamento di sdegnoso rifiuto di un prodotto
scadente sotto il profilo prettamente artistico, smentisce nel modo
più netto e convincente l’errato assunto che la pratica del
doppiaggio sia indirizzata ad un pubblico pigro, ignorante delle
lingue straniere, e in genere scarsamente alfabetizzato. Se così
fosse, anche il doppiatore più inetto assolverebbe comunque il
proprio compito di mero traduttore linguistico, e infatti così è per
la maggior parte delle produzioni seriali televisive, destinate
appunto a quel tipo di pubblico incapace di esercitare un senso
critico, perché privo degli adeguati strumenti culturali.
Il pubblico del cinematografo, e in particolar modo quel pubblico
che ama ed apprezza i film classici del passato, è invece tutt’altro
che privo di tali strumenti culturali. Non lo si può ingannare
impunemente, vendendogli per “classico” un film ridoppiato da una
compagnia di dopolavoristi senz’arte né parte. Basta fare qualche
ricerca in Rete per constatare quanto tale fenomeno sia discusso ed
esecrato, al punto che si varano iniziative quali raccolte di firme,
velleitarie campagne antiridoppiaggio ed altro ancora. E non perché
lo spettatore “nostalgico” ricordi altre voci in luogo di quelle che
trova nel DVD, anzi, per mia esperienza diretta posso affermare che
non c’è nemmeno bisogno di conoscere già il film, per accorgersi che
è stato ridoppiato. Al di là delle pur giuste considerazioni sulla
storicità, sulla conservazione della memoria del passato, appaiono
troppo estranee le voci rispetto ai personaggi, troppo ovattati i
suoni rispetto alle immagini. Si guasta inevitabilmente il piacere
della fruizione del film.
Ma proviamo un momento a chiederci il perché di questo esecrabile
fenomeno: possibile che i produttori di DVD siano così insensibili o
truffaldini da ingannare scientemente gli acquirenti dei loro
prodotti? Certo, l’atteggiamento di costoro nei confronti del
doppiaggio non sarà molto dissimile da quello dei cultori del film
in lingua originale, lo vedono cioè come una mera traduzione
linguistica, e non come una forma d’arte capace di tradurre
fedelmente gli stati emotivi degli attori. Probabilmente taluni di
essi si stupiranno di quante storie si fanno per il doppiaggio,
dopotutto un semplice accessorio nel contenuto di un DVD. Tuttavia, in qualche caso, possono esserci delle ragioni valide
per ridoppiare un film, a patto naturalmente che il nuovo doppiaggio
venga affidato a validi professionisti che già lavorano per il
cinema, e non per i serial televisivi. L’irreperibilità del
doppiaggio originale, per esempio, è una di tali ragioni. E’ chiaro
che non si può fare l’impossibile, e cioè recuperare doppiaggi
storici che esistono (se esistono ancora!) solo sulla banda laterale
di una pellicola racchiusa in un contenitore di alluminio e
immagazzinata in qualche anonimo scantinato, o forse mandata
addirittura al macero.
E’ probabile che, se quella banda sonora fosse stata ancora
utilizzabile, avrebbe avuto una seconda vita attraverso i nuovi
media (registrazione su nastro o video-disc) apparsi negli anni ’70
e ’80. In quegli anni, invece, la RAI procedette a ridoppiare un
buon numero di film per rimpolpare la propria programmazione, su
iniziativa di autentici esperti di cinema quali Claudio G. Fava,
Vieri Razzini e altri. Ciò dovrebbe significare che i doppiaggi
originali di quei film sono da considerarsi perduti per sempre,
giacché i Fava e i Razzini, al contrario degli editori di DVD, sono
persone ben attente alla qualità del doppiaggio: prova ne sia che i
ridoppiaggi televisivi dell’epoca furono affidate a doppiatori ben
noti ed apprezzati, allora ancora attivi nel cinema (e purtroppo
oggi quasi tutti scomparsi). Se fosse stato disponibile il
doppiaggio originale, c’è da credere che l’avrebbero utilizzato con
grande piacere (loro, oltre che degli spettatori).
Non è escluso che talune copie scomparse dalla circolazione vengano
recuperate da qualche macero ad opera di meticolosi e pazienti
appassionati, come è accaduto in passato al compianto Gianni
Comencini, fondatore del Museo del Cinema di Milano. Ma sarebbe
ingeneroso, e poco realistico, pretendere che i produttori di DVD si
trasformino in “cercatori d’oro” sguinzagliati nei tanti maceri,
allo scopo di recuperare l’irrecuperabile...
Le altre motivazioni che hanno spinto al ridoppiaggio, sono
invece assai meno giustificabili.
Una di esse riguarda la mancata coincidenza tra la durata della
versione originale e di quella italiana, dovuta al vezzo dei nostri
distributori di accorciare i film per ragioni di censura, o più
spesso, per ragioni commerciali (i gestori delle sale richiedevano
film corti per poter proiettare uno spettacolo giornaliero in più).
Così, già prima di procedere al doppiaggio, venivano tagliate senza
tanti riguardi intere scene, e dopo l’applicazione della colonna
sonora italiana, veniva confezionato il master dal quale poi
stampare le copie da distribuire nelle sale.
Fino a pochi anni fa tale master era trasmesso regolarmente in TV, e
in seguito riversato in VHS (per noleggio e vendita). Fino
all'avvento del DVD il cerchio distributivo ruotava quindi intorno
alla copia doppiata, e lo spettatore italiano conosceva
esclusivamente una versione “italianizzata” del film, quella voluta
e confezionata dai nostri distributori.
Ma col DVD è cambiato tutto. Questo prodotto è tutelato da
diritti di altra natura rispetto all'opera cinematografica; il
master è quello del Paese d'origine, e non può essere modificato
dagli editori locali che acquistano i diritti di pubblicazione. Al
massimo, possono aggiungere piste audio in altre lingue, e
altrettanti sottotitoli, ma non possono operare tagli al film, per
farlo coincidere con la versione distribuita a suo tempo nel
circuito cinematografico. I tagli effettuati in passato dai
distributori sono un nodo che adesso viene al pettine, e che impone
una delle antiestetiche seguenti soluzioni:
1) utilizzare il doppiaggio
originale (quando se ne dispone) lasciando la lingua originale nelle
scene che non furono a suo tempo doppiate. A questo punto i
sottotitoli dovranno apparire solo in quelle scene, e perciò
occorrono due serie di sottotitoli in italiano: una parziale, per le
parti non doppiate, e una integrale, nel caso si voglia seguire
tutto il film in lingua originale, con sottotitoli. E’ senz’altro la
soluzione migliore, e forse quella maggiormente adottata in questi
casi, anche se le “intrusioni” della lingua originale provocano una
sensazione di fastidio. Purtroppo, però, non c'è mai limite
all’umana sciatteria, perciò capita a volte che nel DVD mettano solo
i sottotitoli integrali, costringendo lo spettatore ad attivarli e
disattivarli continuamente mediante telecomando, se non vuole
sorbirsi i sottotitoli anche quando ascolta l'audio italiano.
2) sempre utilizzando il
doppiaggio originale fin dove “copre” il film, doppiare ex novo le
parti inedite: ma essendo ormai passati a miglior vita i doppiatori
storici, quei brani sono giocoforza affidati a nuove voci (spesso
non all'altezza del compito). Una soluzione, questa, poco praticata
perché più costosa dell’inserimento di qualche sottotitolo, e che
regala ugualmente una spiacevole sensazione di straniamento quando
cambiano improvvisamente il timbro e la tonalità di voce degli
attori.
3) ridoppiare tutto il film,
quando le parti inedite in italiano sono tante (spesso si
raggiungono i 20 minuti di differenza, e in qualche caso addirittura
la mezz'ora!), e il ridoppiaggio è qui da considerarsi proprio una
scelta estetica, perché non è certamente economica. Qualche editore
evidentemente ritiene che un film continuamente altalenante tra due
lingue, sia di difficile e sgradita fruizione, e forse non gli passa
nemmeno per la testa che vi siano sostanziali differenze artistiche
tra un doppiaggio d’epoca e un ridoppiaggio eseguito da una
cooperativa qualsiasi che lavora per la televisione. Difficile
comunque stimare quanto questa soluzione sia praticata per i
suddetti motivi “estetici” piuttosto che per un’altra e più prosaica
ragione.
La terza e più inconfessabile motivazione dei ridoppiaggi è
infatti legata esclusivamente a sordide ragioni economiche, dato che
quasi tutti i film malamente ridoppiati, pubblicati in DVD,
circolano in televisione o nelle vecchie VHS col loro doppiaggio
originale, e molto spesso assolutamente integrale. Come si spiega
allora la scelta di far eseguire un nuovo doppiaggio (che certamente
ha un costo), quando esiste ancora quello d’epoca?
Semplicemente, nel “pacchetto” di diritti acquistati per l’edizione
in DVD, non necessariamente sono compresi i diritti dei doppiaggi
eseguiti a suo tempo. Questo perché la compravendita dei diritti
video avviene negli Stati Uniti tra le majors e gli editori italiani
(o anche tra major e major: questo è il motivo per cui Warner Video
pubblica film MGM, la Universal quelli della Paramount, e così via);
perciò per il mercato italiano occorre rintracciare chi detiene i
diritti del relativo doppiaggio, e acquistarli a parte. Ne consegue
che spesso risulti più conveniente dal lato economico un
ridoppiaggio eseguito in pochi giorni, e a basso prezzo, da mediocri
doppiatori, piuttosto che acquistare il doppiaggio originale da chi
lo possiede. Non posso quantificare con precisione la differenza di
prezzo, ma per ogni copia di DVD suppongo che non superi i 50
centesimi.
Ebbene, per questa politica da pitocchi, i cultori del cinema
classico dovrebbero rassegnarsi al proprio destino, rinunciando al
piacere di un film doppiato da veri artisti della voce?
Nemmeno per sogno. Esiste invece il mezzo per modificare i DVD,
assicurandosi così una qualità visiva eccellente, senza peraltro
rinunciare ad ascoltare gli storici, inimitabili doppiatori. Non è
un mezzo alla portata di tutti, occorrono conoscenze tecniche, una
certa abilità e tanta pazienza, ma i risultati sono entusiasmanti.
Di seguito illustrerò sommariamente alcune procedure tecniche.
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Credo sia universalmente noto che un DVD è composto da una serie
di file simili a quelli che si utilizzano nei computer, perciò non
è difficile, sapendo ovviamente come operare, usare il proprio PC
per effettuare modifiche a quei file.
Poiché il DVD è un supporto sul quale, una volta che sia stato “masterizzato”,
non è più consentito scrivere, bisognerà chiaramente trasferire il
suo contenuto sull’hard disk del proprio computer.
Qui insorge una prima difficoltà, perché i DVD sono protetti da uno
speciale software anticopia, ma è ben noto (e diffusissimo) un altro
speciale software anti-anticopia. E qui sembreremmo violare le leggi
sul copyright, sennonché le stesse leggi consentono - in barba e
tutti i marchingegni inventati per impedirlo - di effettuare copie
di sicurezza ad uso esclusivamente personale... Una volta trasferito
in una “cartella” del proprio hard disk il contenuto del DVD,
possiamo così separare, con l’aiuto di specifici strumenti software,
le piste audio contenute nel film principale.
Individuata la pista contenente il ridoppiaggio italiano, si potrà
sostituirla con una pista del tutto simile, contenente il doppiaggio
originale.
Facile a dirsi, vero? Ma dove lo prendiamo il doppiaggio originale,
e come facciamo a farlo diventare una pista audio idonea a “entrare”
in un DVD?
Ovviamente il doppiaggio originale dovremo averlo già trovato, in
una VHS acquistata a suo tempo, oppure in una registrazione
televisiva su videocassetta, o già digitalizzata con uno di quei
registratori casalinghi di DVD, o ancora su “chiavetta” con un
decoder del Digitale Terrestre.
Se si tratta di una registrazione in digitale, è tutto più semplice,
basta usare uno dei tanti software gratuiti che permettono di
separare audio e video, ed ecco qui la pista (quasi) pronta per
essere inserita nel nostro DVD. Se invece la registrazione è
analogica, cioè su VHS (acquistata o casalinga) occorrerà collegare
il videoregistratore al computer con due cavetti stereo, e
registrare l’audio con qualsiasi software adatto (al limite va bene
anche il “registratore di suoni” fornito dal sistema operativo
Windows).
A questo punto, abbiamo un bel file digitale contenente il
doppiaggio originale, ma prima di montarlo sul DVD bisogna
sincronizzarlo con le immagini, il che non è sempre semplice e
indolore.
Si comincia caricando entrambi i file in un editor audio grafico,
che ci permetterà di confrontare visivamente l’andamento delle onde
sonore secondo per secondo. Non solo, ma ci permetterà anche di
tagliare, incollare, modificare a piacere la pista del doppiaggio
originale (per esempio, inserendo l’audio in inglese laddove vi
siano scene a suo tempo tagliate), per farla così coincidere con
quella del ridoppiaggio (la quale si presume ovviamente già
sincronizzata con le immagini). La perfezione assoluta non è
richiesta, ma i margini di tolleranza in tale confronto sono molto
stretti, intorno ai 50-100 millesimi di secondo, se non si vuole
perdere la sincronia coi movimenti labiali.
Uno dei trabocchetti più spiacevoli (ma per fortuna abbastanza
raro) è rappresentato dal fenomeno chiamato pulldown. Cercherò di
spiegarlo nel modo più sbrigativo possibile, benché su queste
tecniche si possa scrivere un ponderoso trattato.
Dunque, il cinema si fonda sullo scorrimento di fotogrammi alla
velocità di 24 al secondo (almeno da 80 anni in qua), mentre la
televisione - per ragioni che non staremo qui ad indagare - sforna
25 immagini al secondo. Quando un film passa in televisione, per
evitare la comparsa di righe nere che scorrono su e giù per lo
schermo, viene pure proiettato a 25 fotogrammi al secondo, e ciò
comporta una leggera accelerazione (circa il 4% in più) sia delle
immagini che del suono. Ne consegue che il film così registrato ha
una durata del 4% inferiore rispetto alla pellicola cinematografica,
ma è quasi impossibile accorgersene. Sia le VHS commerciate in
passato, sia oggi i DVD, funzionano a 25 fotogrammi al secondo,
essendo supporti destinati ad essere visualizzati tramite un
televisore. Ebbene, qualche “purista” ha protestato per questo
inqualificabile sfregio (?) arrecato alle opere (ho letto alcuni
dotti e sdegnati articoli in proposito), ottenendo così che alcuni
produttori di DVD si ingegnassero a trovare una soluzione al
problema. La soluzione si chiama appunto pulldown, una tecnica già
utilizzata da anni in America e in Giappone, dove il sistema
televisivo NTSC funziona addirittura a 30 fotogrammi al secondo!
Si tratta semplicemente di questo: ogni 24 fotogrammi ne viene
interpolato uno in più, ottenuto sovrapponendo in trasparenza il 24°
col successivo (il quale diventerà così il 26° e non il 25°). La
velocità di scorrimento rimane sempre quella, ma il numero di
fotogrammi è ora aumentato, di modo che il film, anche visto in TV,
durerà esattamente quanto la pellicola cinematografica. Naturalmente
c’è chi ha protestato anche per questo artefatto, che deturpa
l’opera originale...
Cosa accade quando nel DVD è stato utilizzato il pulldown, e nella
registrazione televisiva da cui abbiamo estratto il doppiaggio
originale invece no? (mi è capitato di vedere anche il contrario, ad
ogni modo). Accade che l’audio che vorremmo inserire nel DVD non ha
la stessa durata del film, e ce ne accorgiamo immediatamente nel
momento in cui carichiamo nell’editor grafico le due piste da
confrontare. Niente panico, esiste un software dedicato anche a
questo problema. In meno di 5 minuti, il file audio sarà convertito
secondo un algoritmo precisissimo che tiene conto della durata
risultante sia a 24 che a 25 fotogrammi al secondo. E senza alcuna
alterazione del suono!
Benissimo, ora che abbiamo impiegato il nostro tempo a
sincronizzare l’audio originale, possiamo procedere alla
sostituzione della pista audio nel DVD? Un momento, le difficoltà
non sono finite. Prima di utilizzare un file audio pieno di fruscii,
scoppiettii e tutti gli altri difetti tipici di una vecchia colonna
sonora, sarà opportuno dargli una ripulita. Manco a dirlo, esistono
programmi dedicati anche a questo scopo, ma qui occorre davvero
un’esperienza da acquisire sul campo, perché non ci vuol molto,
nella pur lodevole intenzione di sopprimere rumori indesiderati, a
intaccare anche i suoni necessari, o magari a crearne di nuovi e
altrettanto indesiderati. Se la storica colonna sonora italiana era
molto disturbata, non c’è verso di renderla del tutto pulita, al
massimo la si potrà migliorare attenuando i rumori quanto basta per
renderla abbastanza piacevole all’ascolto, ma anche nel migliore dei
casi, non potrà mai competere con la brillantezza e la dinamica
dell’audio in lingua originale (generalmente restaurato e
digitalizzato direttamente negli Studi hollywoodiani).
Superato anche quest’ultimo scoglio, siamo pronti per la
sostituzione: il file audio che abbiamo appena finito di lavorare
dev’essere convertito in formato AC3 (le specifiche di qualità sono
192 kbps, a 48 khz) che è quello tipico dei DVD. A questo punto, con
operazione inversa a quella che avevamo fatto all’inizio,
reinseriamo nei file del film principale tutte le piste audio che
ne avevamo estratto, tranne quella col ridoppiaggio, che sostituiamo
con l’AC3 contenente il doppiaggio originale sincronizzato e
ripulito. Nella cartella dell’hard disk abbiamo ora una serie di
files che possiamo masterizzare su un supporto DVD vergine, ed ecco
per... magia un DVD del tutto identico all’originale ma che possiede
il nostro prezioso doppiaggio d’epoca! Giustizia è fatta...
Naturalmente, una volta preso gusto a queste “vendette” nei
confronti dei detestati ridoppiaggi, viene voglia di cimentarsi con
altre imprese similari, come per esempio inserire il doppiaggio
italiano dove proprio non c’è: infatti all’estero sono già stati
pubblicati, a migliaia, film classici in DVD, che in Italia ancora
non abbiamo nemmeno sognato. Acquistarli via Internet e aggiungerci
l’audio italiano (quando ce l’abbiamo) può sembrare relativamente
facile, o quanto meno non più difficile di quanto illustrato fin qui
in materia di sostituzione di audio ridoppiati. Invece si scoprono
di volta in volta difficoltà insospettate, per superare le quali è
necessario approfondire sempre più le conoscenze tecniche relative
ai DVD.
Si tratta, in breve, di particolarità specifiche dei DVD dual layer,
cioè a doppio strato su una singola facciata (sono ormai quasi tutti
così, soprattutto all’estero); di film realizzati per il sistema
televisivo NTSC, a 30 fotogrammi al secondo (tipico dei DVD di
origine USA), e infine di una nuova tecnica di organizzazione dei
file all’interno dei DVD, denominata multi-pgc (molto utilizzata
negli USA e in Giappone). Non è questa comunque la sede adatta per
illustrare questi problemi e le relative soluzioni; basti sapere che
il risultato finale è sempre un DVD praticamente uguale
all’originale, con tutte le sue lingue e i suoi contenuti extra, ma
con l’audio italiano in più.
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